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Burano e Torcello

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Burano
(in dialetto locale Buran ) è un'isola abitata della laguna di Venezia ed è una frazione del comune di Venezia. Vi abitano circa 3.000 persone ed è collegata da un ponte all'isola di Mazzorbo, che ne è divenuta una sorta di appendice.

È nota per le sue tipiche case vivacemente colorate, ma anche per la secolare lavorazione artigianale dei merletti e per le tradizioni gastronomiche (tipici dolci sono i bussolai).

Analogamente a Venezia, anche Burano è divisa in sestieri che sono, nello specifico, San Martino Sinistro, San Martino Destro, San Mauro, Terranova e Giudecca (da non confondere con l'omonima isola).



Storia  
Il suo nome deriverebbe da Boreana, uno dei quartieri della città romana di Altino, o forse una delle sue porte (quella posta a Nord-Est, da dove giungeva la bora). Burano fu infatti fondata, come le altre isole vicine, dagli abitanti di questo centro stabilitisi in laguna per sfuggire alle invasioni barbariche, in particolare agli Unni di Attila e ai Longobardi.

Interessanti, ma probabilmente prive di fondamento storico, le ipotesi riguardanti l'origine del centro date dallo storico Jacopo Filiasi (1750-1829):

« Hebbe quest’isola il nome di Buriano, una delle porte del già distrutto Altino, e sopra di essa la famiglia Buriana fabbricò Burano, chiamato dà Latini Burianus. »
 
« V’è chi pretende che i popoli di Burano fossero accresciuti da quelli ch’abitavano Buranello distrutto, ch’era altra isola di piccolo circuito, distante da questa in mare verso Scirocco cinque miglia, della quale sott’acqua, quand’è limpida si veggono le vestigie. »
 

Le prime abitazioni erano poste su palafitte con le pareti fatte di canne e fango e solo a partire dall'anno Mille furono costruite case in mattoni. Burano poteva godere anche di un clima mite e salubre grazie ad una certa ventilazione che allontanava la malaria. Il governo locale, di tipo comunale, cadde ben presto sotto l'orbita di Venezia a cui rimase sempre legata.

Fu comune autonomo (il territorio si estendeva anche sull'attuale Cavallino-Treporti) sino al 1923, anno in cui fu aggregata a Venezia con Murano e Pellestrina.


La lavorazione dei merletti  
La leggenda vuole che proprio grazie ad un pescatore sia nata la tradizionale produzione tessile artigiana. Costui infatti, avendo resistito al canto delle sirene in nome della sua bella che lo attendeva a Burano, avrebbe ricevuto dalla regina dei flutti una corona di schiuma per ornare il capo della sua sposa. Le amiche della diletta, invidiose e conquistate dalla bellezza del velo, avrebbero cercato di imitarlo, dando così inizio a una scuola di tradizione centenaria.

Storicamente, comunque, l'artigianato del merletto risale al XVI secolo.

 

Torcello
 

Torcello è un'isola situata nella zona settentrionale della laguna Veneta posta subito a nord di Burano. Si trova al centro di una zona di barene delimitata a sud-ovest dal canale dei Borgognoni-canale di Burano, a sud-est dal canale di Sant'Antonio e a nord dal canale di Torcello. A nord e ad est confina con le paludi della Rosa e della Centrega.
Fu uno dei più antichi e prosperi insediamenti della laguna, fino al declino conseguente alla predominanza della vicina Venezia e al mutare delle condizioni ambientali. Attualmente l'isola conta appena una ventina di residenti, ma l'inestimabile patrimonio archeologico che ancora conserva ne fa un luogo turistico molto frequentato.





Storia  
Abitata già in epoca romana, quando era probabilmente luogo di villeggiatura della nobiltà altinate (numerosi i reperti nella zona), divenne tra il V e il VI secolo rifugio delle popolazioni della vicina Altino a seguito delle invasioni barbariche.
Si ritiene che il nome derivi da Torricellium, nome della principale torre di guardia di Altino e forse del quartiere ad essa adiacente.

Entrata nell'orbita dell'Esarcato bizantino di Ravenna, a seguito dell'ultima e più grave invasione, quella dei Longobardi, gli esuli della città di Altino vi trasferirono anche la sede episcopale nel 639, avviando la costruzione della cattedrale.
L'isola formava, assieme alle vicine Mazzorbo, Burano, Ammiana e Costanziaco, la testa di ponte del commercio veneziano verso il Mar Adriatico, e fu così fiorente da avere decine di migliaia di cittadini. Nell'XI secolo venne riedificata la cattedrale, affiancata dalla nuova chiesa di Santa Fosca, e fino al XIV secolo Torcello costituì il principale centro di lavorazione della lana nel Ducato di Venezia.
La città aveva una propria nobiltà ed era retta da due consigli, uno maggiore ed uno minore, affiancanti prima il gastaldo ducale e poi il podestà.

A partire dal XV secolo, però, la vicinanza alla città di Venezia, l'aria malsana conseguente all'impaludamento di questa zona della laguna e le continue pestilenze (durissime quelle del Trecento e del Cinquecento), provocarono un progressivo declino dell'isola. Tanto che nel 1429 il doge Francesco Foscari era costretto ad ordinare al podestà di Torcello di far cessare la continua razzia di marmi e materiale lapideo cui erano dediti gli abitanti di Venezia e Murano nella sua città.


A seguito dell'inarrestabile declino, gli edifici andarono in rovina o furono smantellati per fornire laterizi e materiale da costruzione per lo sviluppo edilizio di Venezia.

Nonostante la scomparsa della città la diocesi di Torcello, anche se trasferita a Murano, sopravvisse sino al 1818.








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